CT #29 – 2020

Il numero 29 di «Culture Teatrali» si articola in tre parti, con due sezioni monografiche. La prima, Teatrodomani. Prospettive della scena all’epoca del Covid-19, a cura di Marco De Marinis, ospita una serie di testimonianze e riflessioni sulle arti performative durante e subito dopo l’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19, componendo un percorso corale a cui prendono parte artisti, operatori e studiosi italiani e internazionali. La seconda, Per Carlo Quartucci, a cura di Silvia Mei, è costituita da un dossier dedicato a Carlo Quartucci, uno dei pionieri e dei maggiori protagonisti del Nuovo Teatro italiano, scomparso nel dicembre dello scorso anno. Completa l’Annale 2020 una corposa sezione di studi, che attraversano momenti particolarmente significanti nella storia dello spettacolo vivente dal XX secolo a oggi: da Giuliano Scabia, poeta, drammaturgo e narratore, altro padre fondatore del nostro Nuovo Teatro, alle emergenti sperimentazioni sul “teatro dei robot”, fra Oriente e Occidente; dalla relazione fra i coetanei Federico Fellini e Gerardo Guerrieri (con due strepitosi articoli del secondo sul primo, risalenti agli anni Settanta), a un meditato rilancio critico-storiografico del “Terzo Teatro”, o “Teatro dei gruppi”. Completano questa sezione un contributo che si propone di focalizzare un passaggio cruciale nelle scritture critiche del Novecento teatrale, intorno al Sessantotto,… Continua a leggere

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RICORDO DI RENZO FILIPPETTI (Pesaro 1955-Bologna 2020)

[di Marco De Marinis] Regista degli spettacoli della compagnia Teatro Ridotto, direttore artistico della Casa delle Culture e dei Teatri a Lavino di Mezzo (Bo), teatro riconosciuto dal Comune di Bologna e dalla Regione Emilia Romagna, che vanta come direttori artistici onorari Eugenio Barba e Pippo Delbono, Renzo Filippetti ha fondato con Lina Della Rocca il Teatro Ridotto nel 1983. Filippetti ha avuto come maestri Eugenio Barba e Jerzy Grotowski. Con Barba il rapporto, iniziato nel 1987, è durato fino alla sua scomparsa; con Grotowski il rapporto si è sviluppato dal 1989 fino al 1999, anno della morte del maestro polacco. In particolare, nel 1997 ha realizzato un progetto con il Workcenter di Pontedera a Bologna, dove per la prima volta Grotowski ha presentato il suo nuovo lavoro all’esterno e ha ricevuto la laurea Honoris Causa dall’Ateneo felsineo. Tra le varie attività realizzate con il Teatro Ridotto vanno ricordate: l’allestimento dello spettacolo “Blues in sedici, ballata della città dolente” dal testo di Stefano Benni con, fra gli interpreti, lo stesso Stefano Benni e la cantante Tosca; il proficuo rapporto artistico con Tonino Guerra, tradottosi fra l’altro nella realizzazione di “Farfalle”, spettacolo tratto da suoi testi; lo stretto legame con lo… Continua a leggere

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Presentazione del libro di Teresa Megale “TRA MARE E TERRA. COMMEDIA DELL’ARTE NELLA NAPOLI SPAGNOLA (1575-1656)”

[di Tomaso Montanari] Grazie a Teresa Megale per aver scritto questo libro, e grazie per avermi invitato a discuterlo. Sono molto felice di essere qua: a questo tavolo, in questo teatro e onorato dalla compagnia di coloro che siedono qui accanto a me. Io sono, come è stato appena ricordato, in fondo un abusivo, diciamo un clandestino, per usare una parola che ha poca fortuna di questi tempi, uno storico dell’arte, uno studioso di un’altra disciplina, una disciplina che per molti versi condivide non solo gli strumenti ma anche la sorte, vorrei dire la sorte sociale, all’interno dei ranghi dell’accademia, con le discipline dello spettacolo. Potremmo dire che in fondo la storia dello spettacolo riesce a essere ancora un po’ più cenerentola della storia dell’arte, con una gara fra cenerentole che tardi sono arrivate negli insegnamenti universitari e che però negli ultimi anni, con strumenti in parte affini, dimostrano di avere tutte le carte in regola per rimanere dentro le discipline storiche, e in un modo centrale. Naturalmente quando mi capita di leggere un libro come questo mi torna alla mente, l’ho detto in altre occasioni del genere, una frase che mi colpì molto proprio quando cominciavo a studiare la… Continua a leggere

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Ferruccio Merisi

 Ferruccio Merisi, che negli anni Settanta a Milano ha fondato un gruppo che ha fatto la storia del Terzo Teatro, il Teatro di Ventura. Nel ’90 a Pordenone fonda la Scuola Sperimentale dell’Attore. C’è in sala Claudia Contin Arlecchino, che lavora con lui, e che nella parte finale del pomeriggio farà una dimostrazione di lavoro. Vai Ferruccio. Grazie all’organizzazione per la dovizia di orologi qui sul tavolo. Avrò bisogno di tutti “loro”, perché a parlare in questo momento, dopo che ho sentito così tante cose, mi sento veramente “polifrenico”; tanti cervelli vorrebbero rispondere all’una o all’altra cosa, e speriamo bastino questi orologi appunto a dire a tutti i cervelli quando sarà ora di smettere. Già parlare di un argomento così delicato è come attraversare un torrente in piena saltando sui massi scivolosi. Adesso, con tutte le cose che ho sentito, è come se ad ogni masso si aprisse una prospettiva diversa. Mi sembra di essere in un mondo sballato dove vedi all’improvviso salite e discese dove prima credevi ci fossero dei laghi, eccetera. Speriamo che la fortuna mi faccia dire le cose più utili; perché di questo si tratta: cercare di dire cose utili. Per questo provo a parlare in… Continua a leggere

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Lorenzo Glejeses

I primi due frammenti che avete visto sono tratti da Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa e l’ultimo (con il copricapo di piume) è estratto da Corcovado. I lavori nascono da 58°Parallelo Nord, un progetto da me ideato grazie agli stimoli e all’impulso di Eugenio Barba, e prodotto dal Nordisk Teaterlaboratorium e dalla Gitiesse Artisti Riuniti. In 58°Parallelo Nord ho riunito, in una sorta di agone creativo, alcuni artisti anche molto diversi tra di loro in un processo di creazione comune in cui ogni sessione di lavoro sui materiali performativi composti era diretta da un diverso regista/coreografo, generando in tal modo una spirale, una migrazione continua dei materiali creati che si riverberavano e si trasformavano, confluendo così in un progetto di “opera comune”. A un certo punto però, è stato impossibile indulgere nell’esperimento e tenere insieme le diverse visioni sulle direzioni da imprimere alla creazione collettiva; così il lavoro è sfociato in due distinte formalizzazioni sceniche, da una parte Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, drammaturgia e regia di Eugenio Barba, Julia Varley e Lorenzo Gleijeses; dall’altra Corcovado, performance diretta da Luigi de Angelis e Michele Di Stefano. Le musiche di tutto il progetto sono composte ed eseguite… Continua a leggere

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Gabriele Vacis

Il Laboratorio Teatro Settimo è nato qualche anno dopo i gruppi storici del Terzo Teatro. Ma come molti gruppi in quegli anni, è spuntato in una periferia, a Settimo Torinese, appunto. Le periferie di Torino, al tempo, furono oggetto di un progetto del Teatro Stabile: il “decentramento”. Vuol dire che gruppi come Assemblea Teatro o il Teatro dell’Angolo battevano la banlieue piemontese con animazioni, performance e laboratori. Il protagonista del “decentramento” era Giuliano Scabia, che raccontò quell’esperienza in un libro che si intitolava Teatro nello spazio degli scontri. La carica “politica” di tutta quell’operazione era chiara già dal titolo. Per noi, insieme a Per un teatro povero di Grotowski, quel libro era il “vangelo”. Da azioni come il decentramento, che, in forme diverse, si sviluppavano in tutt’Italia, nacque un arcipelago di esperienze teatrali molto ricco. Era il brodo di coltura di quello che Eugenio Barba battezzò “Terzo Teatro”. L’idea che avevamo, al Teatro Settimo, era: cambieremo il destino di questa periferia invivibile e violenta. E lo faremo con il teatro. Progetto, più che ambizioso, temerario, e anche un po’ presuntuoso. Ma, quarant’anni dopo, credo di poter dire che ce l’abbiamo fatta: l’anno scorso Settimo Torinese, insignificante città-dormitorio, è stata candidata… Continua a leggere

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Clemente Tafuri

TRADIZIONI E SPREMITURE, di Clemente Tafuri   Il lavoro e occasioni come questa ci chiamano a fare i conti con la tradizione. E da qui è piuttosto inevitabile chiedersi cosa sia ancora vivo di quanto ci ha preceduti, cosa ha ancora la forza di dare nuova ispirazione. Esiste una lezione di cui continuare a essere testimoni considerando il tempo in cui viviamo? Le cose si connettono al loro tempo e in esso scoprono una parte delle loro motivazioni. Il perdurare immutabile è un mito pericoloso, troppo spesso una deriva irrazionalistica che allontana dal proprio tempo creando rifugi lontani, luoghi remoti da cui imbastire lotte con i propri fantasmi. È il pericolo che corrono tutti coloro che maneggiano i classici pensando che i classici parlino a loro quando in realtà non è affatto così. Questo dovrebbe rendere certe operazioni culturali più accorte. Pensare che il passato parli innanzitutto a se stesso e al proprio passato potrebbe evitare passi falsi e facili e superflue attualizzazioni. Ma è pur vero che la tradizione ci lascia tracce fondamentali, materiali che sopravvivono alla storia e non ne vengono sopraffatti. Tracce di una vita che non conosce compromessi, irriducibile e sostanza del fondo di ognuno. Non… Continua a leggere

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Armando Punzo

IL DOPPIO BINARIO, di Armando Punzo   Il punto di partenza del teatro, per me, è sempre “l’uomo ignobile”, l’essere umano avvinghiato alla vita. Immaginiamo di avere a disposizione una serie di manichini neutri che si utilizzano per il disegno e la pittura. Il primo manichino rappresenta quest’uomo poco nobile. Immaginiamo anche di corredare, lentamente, il modellino di legno di miriadi di cartellini con tutte le qualità che caratterizzano l’uomo. Il teatro per me nasce qui: dall’insoddisfazione di un uomo scontento di sé, che si muove, cerca continuamente, tende verso un altro sé possibile. Parto quindi da me, da un me compromesso dalla realtà, che si sforza di prendere le distanze dal reale che si porta dentro. Da questo tentativo disperato nasce l’attore. Anche sotto il manichino che rappresenta l’attore collochiamo allora molti cartellini per individuare le forme completamente diverse che può assumere, dal rito, alla rappresentazione, alla performance. Lo snodo che mi interessa è quello del passaggio dall’uno all’altro manichino, dall’uomo all’uomo-attore, tutti quei tentativi di essere assenti, di non essere più presenti per come ci si aspetta, di mancare alla conta. La ricerca in cui credo tende, infatti, all’oblio, che però non è mai fine a stesso, ma… Continua a leggere

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Marco Martinelli

Ringrazio Marco De Marinis e Roberta Ferraresi per questo invito. Non potevo non venire. Dovevo. E mi scuso in anticipo con tutti voi: avrei voluto seguire tutta la giornata, ma sono impegnato in questi giorni in un’impresa caotica, gioiosa, infernale, che mi costringerà ad ascoltare solo un paio di amici per poi tornare in fretta a Ravenna. Partirò da una citazione e un fatterello. La citazione è di Goethe: “ho sempre trovato il mondo più geniale del mio genio”. Al lato opposto – alfa e omega, zenit e nadir –, c’è il fatterello, avvenuto a Parigi mesi fa, che mi è stato raccontato così: un noto drammaturgo francese incontra un noto regista italiano, il noto drammaturgo francese curioso gli chiede: “ma senti, oggi, in Italia, chi c’è che lavora bene, cioè che lascia un segno, che insomma… delle personalità vere, oggi, nel teatro italiano?”. Il noto regista italiano ci pensa un attimo, o forse non ci pensa neanche un attimo, non eravamo lì, non possiamo saperlo se ci sia stato un momento, anche solo un impercettibile momento di sacro dubbio, sta di fatto che il noto regista italiano risponde perentorio così: “Nessuno. A parte me, nessuno.” La fonte è degna:… Continua a leggere

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Instabili Vaganti

DOVE LA PRESENZA EVOCA L’ASSENZA, di Instabili Vaganti   È singolare rievocare la nostra partecipazione al convegno Terzo Teatro: ieri, oggi, domani a un anno di distanza temporale e circa 6000 km di distanza spaziale. Ma ancora più particolare è scrivere il seguente intervento sul Terzo Teatro dopo aver incontrato da pochi minuti Eugenio Barba, alla National School of Drama di New Delhi, dove siamo stati invitati con il nostro spettacolo Made in Ilva a quello che quest’anno sembrerebbe essere uno dei più grandi e importanti eventi teatrali del mondo: le “8th Theatre Olympics” in India. Vedendo lo spettacolo dell’Odin in programma al festival, The Great Cities under the Moon, ho pensato subito a quanto il nostro teatro sia distante dal loro. Sentendo il discorso di Eugenio Barba durante il Word Theatre Forum, ho pensato invece a come vi sia qualcosa nel loro lavoro che empaticamente sentiamo appartenerci: una sorta di codice genetico dell’attore che ci accomuna. Come compagnia Instabili Vaganti non ci siamo mai sentiti a nostro agio in nessuna categoria o classificazione di genere. La nostra ricerca mira a scardinare le etichette, le scatole cinesi nelle quali la critica e il mercato teatrale vorrebbero incasellarci. Al Fringe di… Continua a leggere

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