Presentazione del libro di Teresa Megale “TRA MARE E TERRA. COMMEDIA DELL’ARTE NELLA NAPOLI SPAGNOLA (1575-1656)”

[di Tomaso Montanari] Grazie a Teresa Megale per aver scritto questo libro, e grazie per avermi invitato a discuterlo. Sono molto felice di essere qua: a questo tavolo, in questo teatro e onorato dalla compagnia di coloro che siedono qui accanto a me. Io sono, come è stato appena ricordato, in fondo un abusivo, diciamo un clandestino, per usare una parola che ha poca fortuna di questi tempi, uno storico dell’arte, uno studioso di un’altra disciplina, una disciplina che per molti versi condivide non solo gli strumenti ma anche la sorte, vorrei dire la sorte sociale, all’interno dei ranghi dell’accademia, con le discipline dello spettacolo. Potremmo dire che in fondo la storia dello spettacolo riesce a essere ancora un po’ più cenerentola della storia dell’arte, con una gara fra cenerentole che tardi sono arrivate negli insegnamenti universitari e che però negli ultimi anni, con strumenti in parte affini, dimostrano di avere tutte le carte in regola per rimanere dentro le discipline storiche, e in un modo centrale. Naturalmente quando mi capita di leggere un libro come questo mi torna alla mente, l’ho detto in altre occasioni del genere, una frase che mi colpì molto proprio quando cominciavo a studiare la… Continua a leggere

Share

VUOTI DI MEMORIA E FILOLOGIA DEL QUASI. A proposito di Valentina Valentini, Nuovo Teatro Made In Italy 1963-2013

[di Marco De Marinis] Notte dopo notte dopo notte […] lavoro finché mi duole il cervello. Per arrivare all’esattezza perfetta. Per correggere il più infimo refuso in un testo che forse nessuno leggerà mai o che verrà mandato al macero il giorno dopo. L’esattezza. La santità dell’esattezza. Il rispetto di se stesso. […] L’Utopia significa semplicemente l’esattezza! (George Steiner, Il correttore [1992], Garzanti, 1992, p. 68)* Gli studi teatrali italiani non godono di buona salute, nonostante un’impressione di apparente floridezza quantitativa. Soprattutto quelli riguardanti la scena contemporanea, perché in questo caso emergono drammaticamente (è il caso di dirlo), molto più che per l’antico, tutti i limiti dovuti alla mancanza di rigore e di consapevolezza metodologica, cui si aggiungono spesso una conoscenza inadeguata dei fenomeni di cui ci si occupa e poca chiarezza nei criteri delle scelte operate. Quando poi a questi limiti, quasi costitutivi per l’appunto, si sommano ancor più oscure volontà di rimozione, le scelte rispondono anche a  spregevoli oltre che inspiegabili desideri di vendetta o rivalsa, e la mancanza di rigore diventa sciatteria sistematica, allora il risultato non può che essere davvero disastroso e da additare doverosamente alla pubblica disapprovazione. Purtroppo questo è il caso del volume di cui ci… Continua a leggere

Share