Armando Punzo

IL DOPPIO BINARIO, di Armando Punzo   Il punto di partenza del teatro, per me, è sempre “l’uomo ignobile”, l’essere umano avvinghiato alla vita. Immaginiamo di avere a disposizione una serie di manichini neutri che si utilizzano per il disegno e la pittura. Il primo manichino rappresenta quest’uomo poco nobile. Immaginiamo anche di corredare, lentamente, il modellino di legno di miriadi di cartellini con tutte le qualità che caratterizzano l’uomo. Il teatro per me nasce qui: dall’insoddisfazione di un uomo scontento di sé, che si muove, cerca continuamente, tende verso un altro sé possibile. Parto quindi da me, da un me compromesso dalla realtà, che si sforza di prendere le distanze dal reale che si porta dentro. Da questo tentativo disperato nasce l’attore. Anche sotto il manichino che rappresenta l’attore collochiamo allora molti cartellini per individuare le forme completamente diverse che può assumere, dal rito, alla rappresentazione, alla performance. Lo snodo che mi interessa è quello del passaggio dall’uno all’altro manichino, dall’uomo all’uomo-attore, tutti quei tentativi di essere assenti, di non essere più presenti per come ci si aspetta, di mancare alla conta. La ricerca in cui credo tende, infatti, all’oblio, che però non è mai fine a stesso, ma… Continua a leggere

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SHAKESPEARE VS SHAKESPEARE. Appunti di uno spettatore su “Dopo la tempesta. L’opera segreta di Shakespeare” (regia e drammaturgia di Armando Punzo/Compagnia della Fortezza, Modena, Teatro Storchi, 22-23 aprile 2017)

[di Marco De Marinis] “L’uomo produce l’uomo attraverso una vita di esercizi. […] È tempo di disvelare l’essere umano come quell’essere vivente che nasce dalla ripetizione. […] Chi cerca esseri umani troverà acrobati” (Peter Sloterdijk, Devi cambiare la tua vita [2009], Milano, Raffaello Cortina Editore, 2010, pp. 7-19). “Sarà Sisifo/Artista a condurre il gioco. Tutto sarà filtrato attraverso la sua condanna a far rotolare la (sua) pietra dal basso dell’esistenza (reale?) dell’uomo all’alto e dall’alto di nuovo in basso. La pietra come l’uomo starebbe giù immobile nella sua umana immobilità, fatta di frenesia di vita, ubriaca, se non ci fosse l’artista a tirarla su, per vederla poi rotolare infinitamente di nuovo giù. Ma non sarà tutto uguale. Sisifo è cosciente e questa è la differenza. Forse con Sisifo saranno coscienti anche gli altri, per rotolare poi di nuovo giù. Bisogna immaginare un Sisifo felice, suggerisce Camus” (Armando Punzo, Lo smalto sul nulla. Appunti per una tragedia onirico-didattica con morte innaturale dei protagonisti, testo inedito). È una moltitudine apparentemente disordinata di figure umane e di oggetti concreti (croci e scale, i più vistosi e densi di senso, e un grande letto centrale, non il solo omaggio a Carmelo Bene) quella che… Continua a leggere

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